Nuovi scenari di lavoro, tra freelance, nomadi digitali e Intelligenza Artificiale

di Simone Pellerey - 29 Maggio 2019

I luoghi di lavoro tradizionali come l’ufficio sono ormai molto lontani dal modo in cui funziona la forza lavoro oggi. Questo concetto è in parte guidato dai lavoratori in remoto e dai freelance. E secondo il “Future Workforce Report” annuale di Upwork, il 73% dei team delle piccole aziende avrà lavoratori in remoto entro il 2028. Con quasi tre aziende su quattro che si aspettano di utilizzare i lavoratori a distanza, il futuro del lavoro si sta ridisegnando di fronte ai nostri stessi occhi. L’ufficio e il team possono letteralmente essere praticamente ovunque nel mondo.

 

Giovani manager e flessibilità

Il cambiamento è guidato da Millennials e Generazione Z che sempre più occupano posizioni decisionali nelle aziende, e questi giovani manager hanno 3 volte più probabilità di dare priorità alla futura pianificazione della forza lavoro rispetto alle generazioni più anziane. Per le piccole imprese questo significa essere in grado di adattarsi al nuovo approccio quando devono ingaggiare nuovi talenti, perché questi ultimi si aspettano sempre di più un rapporto lavorativo flessibile sotto diversi punti di vista, da quello degli orari a quello, appunto, della possibilità di lavorare da remoto. In ogni caso, che si tratti di una posizione a tempo pieno in ufficio o in remoto, la flessibilità è la chiave per la forza lavoro del futuro.

Stephane Kasriel, CEO di Upwork, ha affrontato proprio questo problema in un recente comunicato. Kasriel ha detto che tutto questo inizia quando le generazioni più giovani entrano in posizioni manageriali e rimodellano il posto di lavoro:

“Sappiamo già che i professionisti più richiesti attribuiscono grande valore alla flessibilità. Ad esempio, le generazioni più giovani hanno maggiori probabilità di essere freelance. E i professionisti che amano la flessibilità avranno sempre più manager che non solo capiscono questa priorità, ma la danno per scontata. Vediamo questa chiara tendenza verso un lavoro più flessibile sul lato delle assunzioni già nel report Future Workforce di quest’anno”.

Oggi il 48% dei manager appartenente alle nuove generazioni ha un livello direttivo o superiore, ma nel complesso rappresenta solo il 20% della forza lavoro in queste posizioni. Secondo Upwork, entro il 2028 questo numero salirà al 58%, con un incremento del 38%. Quando si confrontano i numeri con i baby-boomers (cioè i nati nel dopoguerra fino a metà anni 60), i giovani manager lasciano che i loro dipendenti trascorrano una parte significativa del loro tempo a svolgere il proprio lavoro in remoto con un rapporto del 74-58%.

Il cambiamento è inevitabile e i giovani manager vedono la necessità che questo cambiamento avvenga con i lavoratori. Vogliono che siano più indipendenti e abili. Rispetto ai baby-boomers, vogliono che siano responsabili della propria riqualificazione per adattarsi all’ambiente di lavoro in rapida evoluzione. Se le skill necessarie non sono presenti nell’organizzazione, i giovani manager hanno il 30% in più di probabilità di acquisire il talento da un freelance rispetto ai baby-boomers. Ancora una volta, questo dimostra che la giovane generazione è più flessibile quando si tratta di ottenere il lavoro acquisendo il talento e colmando eventuali lacune di competenze.

I giovani manager, inoltre, si affidano ai freelance in percentuale più elevata. Alcuni dei motivi includono l’aumento della produttività, l’accesso a competenze specialistiche e l’ottimizzazione dei costi. Quando i giovani manager ingaggiano freelance, sono più propensi delle generazioni precedenti a continuare a utilizzarli per partnership strategiche su più progetti invece di progetti singoli o una tantum.

 

Nomadismo digitale

L’aumento del lavoro a distanza ha portato alla proliferazione di un’altra tendenza che si sta delineando nel futuro del lavoro: il nomadismo digitale. Man mano che le persone apprendono nuove competenze e il lavoro a distanza diventa disponibile, le opportunità di carriera aumentano. La “democratizzazione” dell’istruzione online con piattaforme come Udemy (anche Harvard adesso offre la possibilità di seguire corsi di laurea online) significa che le persone potrebbero tecnicamente apprendere queste competenze da qualsiasi parte del mondo.

I nomadi digitali sono generalmente liberi professionisti, ma scelgono di passare il loro tempo lavorando da diverse città in tutto il mondo, spesso documentando le loro esperienze su Youtube e Instagram. Molti nomadi digitali creano mini-agenzie che supportano il loro stile di vita di viaggio, e senza andare dall’altra parte del mondo possiamo trovare molti esempi anche dalle nostre parti. Per alcuni, è quasi una religione. Questa crescita dei viaggi ha stimolato la creazione di spazi di coworking noti a livello mondiale a Bali, in Thailandia e a Shanghai. Ci sono persino aziende che sfruttano la tendenza: Beautiful Destinations, un’agenzia di esperienza moderna, sta crescendo sulle spalle del movimento dei nomadi digitali.

Sono molto colpito dal movimento nomade digitale, ma non credo sia qualcosa di così immediato da abbracciare. Ci lasciamo prendere dalla voglia di viaggiare vedendo le persone condurre vite apparentemente perfette e glamour su Instagram, ma quell’invidia è un problema che non sarà facilmente risolto dal nomadismo digitale. Sebbene sia eccitante, lo stile di vita richiede molto equilibrio. Per alcune persone, tuttavia, è semplicemente la soluzione ideale, soprattutto per professioni che ben si prestano a questo tipo di approccio, come gli sviluppatori, i copywriter, i grafici e i Marketers (non a caso con la M maiuscola, per tornare sugli esempi “nostrani”).

I dati ci dicono che il futuro del lavoro sarà dominato dai liberi professionisti. Ma siamo sicuri che sarà un futuro ancora dominato, come prima cosa, dagli esseri umani? E non, come molti sostengono anche con teorie non esattamente positive (tra cui Stephen Hawking e Elon Musk, tanto per citarne un paio con una certa voce in capitolo), da una Intelligenza Artificiale sempre più intelligente?

Cosa ne pensi di questo articolo? Se ti va, lascia un commento!



Copyright 2020 simonepellerey.com ©  Tutti i diritti riservati

P. IVA 03740530120